Per molte scuole gestire un alunno disabile è una cosa difficile e complicata, ma quando c’è volontà da parte di insegnanti e alunni possono accadere cose incredibili anche quando non c’è un’organizzazione apposita.

Il piccolo Zejd, di sei anni, è stato iscritto in una scuola elementare di Sarajevo lo scorso settembre: le maestre lo hanno accettato, nonostante il bambino abbia problemi di udito e la scuola non sia dotata di insegnanti di sostegno. I primi giorni di scuola non sono stati però entusiasmanti per Zejd: incapace di comunicare con i compagni, passava le giornate da solo in un angolo.

La maestra ha perciò cercato di trovare una soluzione, cercando di inventare una versione semplificata del linguaggio dei segni, ma uno dei genitori ha avuto un’idea ancora migliore: fare imparare a tutta la classe, Zejd compreso, il “vero” linguaggio dei segni. I genitori hanno fatto una colletta per pagare una specialista che potesse insegnare il linguaggio dei segni ai bambini e dopo tre mesi tutta la classe riusciva a comunicare perfettamente con esso.

Genitori e bambini si dicono contenti per l’esperienza, non solo perché ha permesso loro di comunicare con il compagno ma perché sono convinti che potrà tornare utile anche in futuro e da grandi. La maestra, Sanela Ljumanovic, sottolinea anche che imparare il linguaggio dei segni ha fatto sì che i bambini abbiano sviluppato una maggiore attenzione ai problemi delle persone disabili e degli altri in generale, e ritiene che per questo dovrebbe diventare un elemento fisso del programma scolastico.

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