Nell’autunno 2016 le più grandi agenzie telefoniche in Italia hanno deciso una dietro l’altra di passare alla riscossione della bolletta (per fisso e mobile) ogni 28 giorni, quindi settimanalmente anziché mensilmente. In sostanza le persone pagavano annualmente 13 volte anziché 12. L’aggravio medio è stato quindi dell’8,6% a sfavore del consumatore.

L’autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha deliberato che la mossa sia stata contro legge e, quindi, che le varie agenzie ripristinassero la situazione precedente, quantomeno per la telefonia fissa, dove controllare i costi diventa ben più difficoltoso. La differenza quindi fra mobile e fisso è per la trasparenza dei costi. Dal momento che anche a fronte della delibera di AGCOM le agenzie di telefonia sono comunque rimaste indifferenti è dovuto intervenire il Parlamento con una nuova regolamentazione.

Dopo l’intervento del legislatore la situazione si è ripristinata e le bollette sono tornate a essere mensili invece che ogni 28 giorni. Il problema, però, è che hanno mantenuto l’aumento dell’8,6%. Per questo motivo il dibattito si è riaperto e i consumatori pretendono oggi un rimborso di quanto versato in più nel corso dell’ultimo anno.

La situazione oggi

Di fatto tutte le compagnie a marzo 2018 hanno ripristinato la fatturazione mensile (12 volte l’anno), ma l’aumento è rimasto. Alla richiesta di rimborso, il TAR ha risposto però negativamente perché un importo di tale entità potrebbe incidere negativamente sugli equilibri di quelle aziende. Vero o no, non si può sapere anche se resta di fatto che se le stesse non si fossero intestardite con questo inganno il problema non sussisterebbe. In tutti i casi l’aumento per il singolo fortunatamente non ha inciso in modo pesante sui bilanci familiari, costituendo piuttosto una questione di principio.

Indipendentemente dal rimborso rispetto a un anno fa le persone si ritrovano a pagare per uno stesso abbonamento un po’ di più ogni mese, perché l’operatore non ha intenzione di perdere l’aumento di canone. La differenza fortunatamente è di meno di un euro al mese. Le condizioni di minuti e dati dovrebbero rimanere invariate. Alcune voci parlano invece di novità per quel che concerne la data di rinnovo. In sostanza le compagnie stabiliranno un giorno preciso in cui si effettueranno tutti i rinnovi per evitare confusione. Quindi un abbonamento non durerà 30 giorni dalla data di attivazione, ma si rinnova in una data fissa-sicura, siano passati 15, 28 o 30 giorni.

Operatori e consumi

Quando si seleziona un operatore telefonico è bene prestare sempre attenzione alla soglia dati e al costo che verrà attribuito in caso di superamento. Questo è importante per evitare di spendere cifre elevate. Alcune applicazioni sono utili per monitorare il proprio traffico e nelle impostazioni del telefono c’è sempre (o quasi) la possibilità di bloccare la navigazione dal momento che si supera la soglia. La cosa migliore sarebbe quella di adoperare sul posto di lavoro, a casa o dove possibile il wi-fi, così da risparmiare i propri dati.

Consumare dati per la navigazione di internet è infatti più facile di quello che sembra, perché a volte si pensa di navigare on site e invece si stanno scaricando dati. In questo senso è meglio affidarsi sempre a siti affidabili, soprattutto quando si guardano cose in streaming o quando si gioca online. I portali in cui ci sono i migliori bonus senza deposito garantiti dall’aams sono sempre sicuri e permettono di consumare pochissimi dati.

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Fatturazione ogni 28 giorni: come si è chiusa la vicenda e come chiedere il rimborso