Diciamo la verità: a ben pochi capita di prendersi in anticipo, e quando abbiamo una scadenza arriviamo tutti sempre all’ultimo momento o quasi.

Un ricercatore, direttore alla National Science Foundation (NSF) ha notato che le richieste di contributi per ricerche da parte di università e aziende arrivavano sempre all’ultimo momento, poco prima della scadenza del bando, nonostante la domanda possa essere presentata per settimane (quando non mesi). Ma è raro che qualcuno decida di presentare la domanda il primo giorno possibile, e tutti sembrano invece aspettare l’ultimo minuto. Tomasz Durakiewicz ha pertanto deciso di studiare la questione da un punto di vista scientifico.

Le scadenze, piaccia o no, sono una costante della vita quotidiana: ne sono un esempio le scadenze fiscali, ma la maggior parte dei lavori (compreso quello di studente) ha le sue. I ricercatori, ad esempio, hanno scadenze per presentare domande di contributo, o per scrivere articoli scientifici o libri.

L’avvicinarsi della scadenza crea una pressione a concludere quello che si deve fare. Lo studio ha stimato che la pressione sia inversamente proporzionale al tempo residuo: un tipo di relazione ben noto in fisica, che si ritrova ad esempio in come il potenziale elettrostatico di una carica dipenda dalla distanza dalla carica, o in come l’energia gravitazionale potenziale di un sistema di masse varia con la distanza tra le masse.

La relazione, spiega lo studio, sembra del tipo 1/r, dove r è il tempo residuo (analogamente a come può essere la distanza o altri fattori in relazioni simili), che corrisponde ad una iperbole. E così (usando una scala arbitraria di “pressione al completamento”), se mancano 100 giorni alla scadenza, la pressione sarà minima 0,01, mentre se manca solo un giorno la pressione è pari a 1.

Analizzando i dati delle domande di contributo ricevute da NSF (oltre 1.000 all’anno, suddivise tra una media di 10 bandi, dove per ognuno c’erano oltre 60 giorni di tempo per presentare la domanda), lo studio ha definito in dettaglio la formula della procrastinazione universale:  N(t)=M/(D?t+C)?M/(D+C), dove N(t) è il numero di domande presentate in un certo giorno, M è il totale delle domande presentate e D il numero di giorni in cui si può presentare la domanda (o svolgere l’attività). C è una variabile che dipende dalla finestra temporale D.

La legge di procrastinazione universale ha numerose conseguenze pratiche: non solo per chi procrastina (che inevitabilmente, lavorando sotto pressione, incrementa il rischio di errori), ma anche per chi si trova dall’altro lato a gestire la ricezione delle domande (o delle dichiarazioni, degli articoli, ecc.) perché non può sperare in un andamento lineare ma deve essere preparato a gestire un grosso picco di attività, evitando il rischio concreto che questo superi le capacità. Con un esempio banale, oggi capita più di qualche volta che, nel caso di domande presentate online, i server vadano fuori uso a causa dell’eccessivo carico di richieste.

 

news
Loading...

Condividi la notizia

notizie.delmondo.info è un blog gratuito. In cambio ti chiediamo un favore: condividi la notizia se l'hai trovata interessante

Studio individua la legge di procrastinazione universale