Uno degli studi più curiosi in materia “digestiva” è quello realizzato alcuni anni fa da due ricercatori americani del Temple University Hospital di Philadelphia: pare infatti che facendo escursioni in quota, si tenda a scoreggiare in modo notevole dopo aver passato i 3.000 / 3.500 metri di quota. Non sono tantissime le montagne dalle nostre parti dove si possono fare camminate a quella quota, ma sembra che il problema sia comune sulle montagne rocciose.

La sindrome è strettamente associata alla salita, ed è caratterizzato da un aumento sia del volume che dela frequenza del passaggio di flatulenze, che avviene spontaneamente durante la salita ad altitudini di 11.000 (3.300 metri) piedi o superiori”, scrivono i ricercatori nella loro pubblicazione. Le scoregge non sembrano variare con l’esercizio fisico, anche se potrebbero essere legate alla dieta. Il fatto che la sindrome invariabilmente scompaia o quasi durante la discesa fa ipotizzare ai ricercatori un meccanismo in cui il soggetto è afflitto dall’espansione di gas nel colon. come conseguenza alla pressione atmosferica diminuita di alta quota.

Ciò che accade è in qualche modo analogo alla rapida espansione intravascolare di azoto che affligge i sub innesca la sindrome da decompressione: anche se certamente non così pericolosa (e neppure come come l’edema polmonare da alta quota, anch’esso simile), la sindrome HAFE “può comunque rappresentare un disagio significativo per coloro che preferiscono camminare in compagnia in montagna”.

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Flatulenze ad alta quota: la sindrome HAFE (high altitude flatus expulsion)