Salute

Startup vuole resuscitare i morti utilizzando l’intelligenza artificiale

la homepage di humai

La “vita eterna” è un interesse innato per gli esseri umani, e se una volta la ricerca di essa era limitata alle religioni, oggi anche la scienza ci sta lavorando. Se normalmente questo vuol dire allungare sempre di più la durata della vita umana, una startup californiana promette di resuscitare i morti e ternerli in vita per sempre, sfruttando l’intelligenza artificiale e le nanotecnologie.


Quella di Humai sembra un’idea uscita da un film di fantascienza, ma il fondatore Josh Bocanegra assicura che, se è vero che la tecnologia oggi è tutt’altro che pronta, potrebbe diventare realtà in una decina d’anni. Intelligenza artificiale e nanotecnologie sarebbero usate per memorizzare i dati su stili di conversazione, modelli di comportamento, i processi e le informazioni su come funzioni il corpo di una persona in ogni dettaglio. I dati possono essere codificati in tecnologie di sensori integrati in un corpo artificiale che azionato dal vero cervello di un defunto. E quando il cervello invecchiasse troppo, questo sarebbe ripristinato utilizzando la clonazione nanotecnologia. Tecnicamente, in questo modo una persona potrebbe vivere per sempre. Fino a quando le tecnologia sarò pronta, Humai congelerà i cervelli dei clienti, mantenendoli immagazzinati per essere poi impiantati su un corpo artificiale.

Non tutti gli esperti però sono convinti dell’idea, anzi le critiche non mancano. Molti bioligi sottolineano che in ogni caso la vita umana avrà sempre una “scadenza”, e può essere allungata ma non all’infinito. Altri, più filosoficamente, si domandano se qualora l’idea funzionasse tornerebbe in vita l’individuo oppure una sua copia. Altri ancora evidenziano che la tecnologia è estremamnete lontana dall’essere disponibile: “Come faranno a collegare il cervello ad una macchina?” si domanda l’esperto Michael Maven, “Non è che puoi collegarlo via USB. ‘Nanotecnologia’ non è una risposta, è uno slogan. La tecnologia in grado di estrarre i pensieri leggibili e idee su un organo costituito da tessuto vivente è qualcosa di molto lontano”.

Per questi motivi, qualcuno accusa apertamente Humai perché intanto si fa pagare dai clienti di cui congela i cervelli senza reali prospettive che la sua idea diventi realtà, anche per le dimensioni stesse dell’azienda, che con cinque dipendenti e capitali minimi può difficilmente sperare di sviluppare tutte le rivoluzioni tecnologiche che sarebbero necessarie.

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