Nella storia, le spezie sono state più volte elementi centrali di campagne politiche. E succede anche ai giorni d’oggi, dove una spezia – il curry – è diventato il centro di una grande campagna politica a Singapore, simboleggiata da un “week-end del curry” con almeno 60.000 famiglie che hanno cucinato piatti a base della spezia.

Tutto è iniziato quando una famiglia di immigrati cinesi ha portato in tribunale una famiglia di immigrati indiani perché questi cucinavano quotidianamente cibi a base di curry, il cui odore risultava insopportabile alla famiglia cinese. Il giudice ha proposto una mediazione, chiedendo alla famiglia indiana di cucinare curry solo quando la famiglia cinese non è in casa.

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La mediazione però ha causato molte polemiche: “Singapore è un posto talmente affollato che è indispensabile che i vicini di casa rispettino le reciproche culture”, ha spiegato una “sostenitrice” della famiglia indiana. Anche se chiaramente oltre a chi parla di tolleranza, c’è anche chi non nasconde una crescente intolleranza verso i “nuovi” immigrati cinesi.

Inoltre, benché la maggior parte dei 5 milioni di abitanti di Singapore siano di origine cinese, il curry è usatissimo nella cucina del paese, diventando di fatto una sorta di piatto nazionale.

Per questo è stata lanciata una campagna che ha invitato tutti i cittadini di Singapore a cucinare curry il weekend del 3 e 4 settembre, campagna che ha visto l’adesione di decine di migliaia di persone.

Telegraph

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A Singapore la protesta del curry, contro l’intolleranza