Economia e Finanza

Si può evitare di toccare le pensioni? Facciamo i conti in tasca all’INPS

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Il dibattito sulle pensioni è più vivo che mai, con un gran numero di persone che sostengono che le pensioni non vadano toccate. Eppure, è possibile non toccare in nessun modo le pensioni?
La questione è che la spesa pensionistica in Italia è enorme, toccando percentuali attorno al 15% del PIL. Per guardare solo all’INPS, che è l’ente che ha i volumi maggiori ma non esaurisce il totale del “discorso pensioni”, la spesa pensionistica INPS è pari al 11,4% del PIL e al 24,1% della spesa pubblica (tutti i dati sono tratti dall’ultimo rapporto annuale dell’INPS).
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Per quanto riguarda il numero di “utenti”:


  • 13,8 milioni di beneficiari di trattamenti pensionistici (compresi anche gli invalidi civili titolari di assegni e di indennità), per un importo erogato di 190 miliardi di euro, che fa poco più di 13.750 euro all’anno a pensionato.
  • 3,9 beneficiari di prestazioni a sostegno del reddito, cioè principalmente i soggetti beneficiari di Cassa Integrazione Guadagni, Disoccupazione e Mobilità, per un importo di 19,7 miliardi di euro.
  • 9,9 miliardi erogati per prestazioni socio-assistenziali (famiglia, malattia, maternità).

Va detto che, oltre che la media degli importi, è interessante andare a vedere come sono distribuite le pensioni, con la distribuzione dei pensionati per classe di importo del reddito pensionstico:
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La domanda che però è più rilevante nel dibattito sulle pensioni, è se sia sostenibile la spesa pensionistica: riportiamo dunque le tabella relative ad entrate ed uscite dell’INPS nel 2009 e 2010. Portiamo la vostra attenzione sul fatto che ben 84 miliardi di euro arrivano da trasferimenti dal bilancio dello stato e non da contributi: un dato che, superficialmente, ci viene da leggere come un “tappare grossi buchi” da parte dello Stato. (Per quanto sia corretto anche notare che in teoria non dovrebbero essere i contributi correnti a pagare le pensioni, ma i contributi versati in passato dagli attuali pensionati: di fatto però non è così)
 

ENTRATE INPS20092010
ENTRATE CONTRIBUTIVE145.031147.741
Entrate derivanti da trasferimenti correnti84.89084.958
  Trasferimenti dal bilancio dello stato84.19984.423
    Altri trasferimenti correnti691535
    Altre entrate correnti3.7273.505
ENTRATE CORRENTI233.648236.204
Alienazione di beni patrimoniali e riscossioni di crediti10.2357.135
Partite di giro35.18536.994
ENTRATE FINALI279.068280.333
Accensione di prestiti2.4651.525
Anticipazioni dello Stato fabbisogno gestioni previdenziali2.3141.305
Altre accensioni di prestito151220
TOTALE ENTRATE281.533281.858
USCITE INPS20092010
Funzionamento2.9863.007
Interventi diversi227.054231.041
   Pensioni173.764178.430
   Prestazioni temporanee economiche35.40537.103
   Altri inteventi diversi17.88515.508
Trattamenti di quiescienza integrativi e sostituitivi292303
SPESE CORRENTI230.332234.351
Investimenti8.3647.332
Partite di giro35.18536.994
SPESE FINALI273.881278.677
Oneri comuni2.3281.784
TOTALE SPESE276.209280.461

 
Abbiamo fornito i dati in modo che ciascuno possa fare le valutazioni che crede: dal nostro punto di vista una revisione delle pensioni, con un “taglio” di quelle più alte (specie se non basate su metodo contributivo), accompagnato anche da una revisione al rialzo delle pensioni più basse.
Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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2 commenti

  • I dati sono davvero interessanti, grazie per averli pubblicati.
    Ho pero’ alcuni appunti:
    1) una spesa pensionistica all’11.4% del PIL e’ indubbiamente elevata; d’altra parte, a me risulta che non siamo molto lontani dalla spesa di altri Paesi occidentali (ad es. sull’OECD factbook ho trovato che nel 2005 le spese pensionistiche pubbliche francesi e tedesche erano rispettivamente del 10.6% e dell’11.0%)
    2) I trasferimenti dallo stato all’INPS sono parzialmente giustificati da una serie di prestazioni che l’INPS eroga “per conto” dello stato, pur non percependo alcun contributo. L’esempio piu’ chiaro (anche se non il piu’ ingente – a naso siamo attorno a 4 miliardi di euro su oltre 80 di trasferimenti stato->inps) sono le cosiddette pensioni sociali: se hai piu’ di 65/60 anni (a seconda del sesso) e il tuo reddito familiare e’ sotto i 500 euro/mese, hai diritto ad un integrazione del tuo reddito a 500 euro/mese tramite una pensione dell’inps (che viene rimborsata all’inps dalla fiscalita’ generale)
    3) Infine, il principio “in teoria non dovrebbero essere i contributi correnti a pagare le pensioni, ma i contributi versati in passato dagli attuali pensionati” implica la possibilita’ di un forte squilibrio fra versamenti e pensioni erogate.
    Infatti, se i contributi versati in passato da tutti gli attuali pensionati INPS fossero stati investiti, ogni anno l’INPS dovrebbe erogare pensioni pari ad una certa percentuale (attorno al 5%) del capitale complessivo accumulato. Non c’e’ nessun motivo per cui la cifra erogata sia uguale al totale dei contributi incassati.
    Mi spiego: supponiamo i) che un ente previdenziale eroghi pensioni (puramente contributive) ad 1 milione di persone; ii) che nella loro vita lavorativa queste persone abbiano versato un totale di 200.000 euro a testa (in media, tenendo conto di un’opportuna rivalutazione).
    Se ci si attenesse al principio esposto sopra, questo ente (sia esso l’INPS o un’assicurazione privata) avrebbe accumulato un capitale di 200 miliardi di euro; quindi ogni anno dovrebbe erogare circa 10 miliardi (circa il 5% del capitale, corrispondenti ad una media di 10.000 euro annui a testa) a titolo di pensioni.
    Questa cifra e’ del tutto indipendente da quella dei contributi “freschi” versati dai lavoratori attivi: ad esempio, se nel frattempo i lavoratori attivi si fossero dimezzati, l’ente si troverebbe ad incassare solo 5 miliardi l’anno.

  • Certo che si possono toccare le pensioni, ma cosa tocchereste ad un lavoratore che dopo 41 anni di contributi andrebbe in pensione con meno dio 1000 euro al mese?