La ricerca scientifica prende tante forme, specie quella sociale. Un ricercatore della State University of New Jersey ha studiato i party gay dove si fa sesso di gruppo, organizzati nell’area di New York.

Il ricercatore per compiere il suo studio è diventato un habitué di un party settimanale che coinvolge oltre 100 persone a New York, per compiere delle rilevazioni etnografiche. Il suo ruolo, concordato con gli organizzatori dei party, era quello di addetto ai bagni (cioè controllare che le persone vi entrassero una per volta, oltre a mantenerli puliti e in ordine).

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Lo studio raccomanda che questo tipo di feste non siano più vietate (in molti stati USA è infatti illegale organizzare questi incontri a pagamento, un divieto introdotto in molti stati sull’onda delle preoccupazioni per l’AIDS), ma andrebbero invece regolamentate, dato che nei party privati c’è il rischio di trasmissioni di malattie infettive.

Ne esce inoltre un quadro diverso da quello normalmente dipinto di partecipanti che puntano all’anonimato e al puro sesso casuale: nonostante il party fosse finalizzato al sesso di gruppo, i partecipanti spesso si raccontavano storie personali anche molto private, inoltre il fatto che i partecipanti per quanto numerosi fossero sempre più o meno gli stessi dava intimità e legame interpersonale.

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Quando fare ricerca vuol dire andare di nascosto a party erotici