Non basta che il dogsitter si occupi dell’alimentazione del cane che gli è stato affidato. Deve anche curarlo psicologicamente. Perciò la Cassazione ha confermato la condanna per maltrattamenti a un veterinario di Como, Dario P., titolare di una pensione per cani che non aveva rivolto le necessarie attenzioni a un boxer sofferente di anoressia per ‘sindrome di abbandono’.

Il dog-sitter è quindi responsabile della salute degli animali che prende in consegna, anche se si ammalano dal punto di vista psicologico, a causa della lontananza dal padrone partito per le vacanze.

Il proprietario di “Ettore” aveva citato in giudizio il medico dopo che, al ritorno dalle ferie, aveva trovato il suo beniamino dimagrito e ridotto a pelle e ossa. E questo nonostante ogni sera avesse chiamato per avere notizie del boxer.

Cinque mesi fa, il tribunale di Como aveva condannato il veterinario e i suoi legali erano ricorsi in Cassazione. Secondo gli avvocati, il loro assistito non aveva colpa perché “quel tipo di animale, essendo molto legato al padrone, soffre in caso di abbandono e non si nutre”.

Ma per la Suprema Corte (sentenza n.27872) l’imputato – essendo per di più veterinario – si era assunto la responsabilità della custodia dell’animale accettandolo tra gli ospiti della sua struttura, pur conoscendo la sua situazione. Secondo i supremi giudici, il dog-sitter avrebbe dovuto comunque accudire e curare il cane malinconico ed avvertire tempestivamente il proprietario della situazione. Il boxer venne riconsegnato quasi in fin di vita: per questo il ricorso del veterinario è stato dichiarato “inammissibile”. Dario P. dovrà anche pagare le spese processuali e una multa di mille euro alla Cassa delle ammende.

TgCom

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Cane triste, dogsitter condannato